Diventare mamma ai tempi del COVID19

Mascherine, esami e nessun visitatore: l'esperienza di Federica che ha dato alla luce Filippo all'Ospedale Versilia il 15 maggio 2020

Entrare in Ospedale in questi mesi ha fatto paura a tutti, ma ci sono persone che non potevano aspettare: le donne incinte o che hanno partorito durante il lockdown si sono trovate ad affrontare controlli serrati, mascherine, esami e soprattutto visite e parti in solitaria.

In alcuni Ospedali d'Italia persino i papà hanno dovuto aspettare fuori mentre i loro bambini nascevano. All'Ospedale Versilia hanno sempre cercato di mantenere il più possibile la normalità e la sicurezza creando accessi dedicati, tampone per evitare contatti tra mamme positive e negative, orari di visita limitati e tutti i dispositivi di protezione.

Versilia Bimbi ha intervistato Federica che il 15 maggio ha dato alla luce il piccolo Filippo presso l'Ospedale Versilia.

Di quante settimane eri quando è iniziato il lockdown e che cosa è cambiato nella tue visite in gravidanza?

A marzo quando è iniziato il lockdown io ero di circa 31/32 settimane. Personalmente le visite le ho fatte quasi tutte nello studio privato del mio ginecologo, quindi Gabriele, il papà di Filippo, ha potuto assistere a tutte le visite, tranne all'ultima (il 4 maggio) perché sono state cambiate le direttive e quindi non potevano entrare gli accompagnatori.

All'ospedale Versilia ho fatto un'ecografia a fine marzo in reparto e Gabriele non lo hanno fatto entrare, mi ha dovuta aspettare fuori dall'ospedale. Io invece avevo la mascherina (nel caso non l avessi avuta te la mettono all'entrata) e la dottoressa che mi ha visitato era completa di dpi (camice sterile, visiera, mascherina ffp2 e cuffia).

Avrei dovuto fare anche la visita dall'anestesista per l epidurale (che è stata reintregrata dai primi di aprile) ma ci sono stati dei problemi di appuntamento e quindi mi hanno detto che me la facevano direttamente al parto dove sono andata con tutte le analisi dell'ultimo trimestre e le aggiuntive per la coagulazione del sangue (che mi sono state prescritte dal ginecologo proprio per avvantaggiare la visita durante il travaglio)

Quando sei entrata al blocco parto per il travaglio?

Sono andata in ospedale alle 2.30 di notte ed ero di 39+3 settimane con già contrazioni regolari, quando sono entrata in pronto soccorso ci hanno misurato ad entrambi la temperatura e chiesto se avevamo sintomi influenzali dopodiché ci hanno mandato al blocco parto.

Mi hanno messo sotto monitoraggio e fatto anche la visita con l anestesista. Poco dopo abbiamo fatto la visita con il ginecologo e mi hanno ricoverato. In tutto questo tempo io e Gabriele avevamo la mascherina, le operatrici del blocco parto avevano dpi completi.

A questo punto, non avendo fatto il tampone per il covid (che viene fatto a tutte le donne gravide a scadenza del tempo, quindi dalle 40 settimane) e non potendomelo fare fino alle 8 della mattina seguente, mi hanno trattato come un covid positivo per cui sono stata messa nella parte in fondo del reparto in una stanza da sola, dove entravano solo il padre del bimbo e l ostetrica che mi seguiva.

Verso le 3.45 dopo la rottura del sacco mi hanno riportato al blocco parto perché ero pronta per partorire.

Raccontaci il parto

Purtroppo ho partorito in una sera abbastanza travagliata quindi all'arrivo non c era posto e mi hanno ricoverato in reparto, per poi tornare giù troppo tardi senza potermi fare l epidurale, dato che ero già dilatata di 8/9 cm.

Ho partorito in una stanza per Covid positivo con mascherina sempre indossata in presenza del papà, anche lui con la mascherina. Tutti gli operatori avevano dpi completi (doppi guanti, visiera, mascherina, gambali e tuta). Sono rimasta dentro la solita stanza per un'ora circa dalla nascita del bimbo indossando sempre la mascherina.

Dopo un ora sono stata riportata nella mia stanza “covid” dove mi sono lavata e ho allattato Filippo.

Com'è stata la degenza in ospedale?

La mattina seguente mi è stato fatto il tampone intorno alle 10 per poi essere messa in stanza normale dopo pranzo (ovviamente con risultato negativo), il cibo durante questa giornata mi veniva lasciato fuori dalla stanza su una sedia. Gabriele è stato mandato via dopo il primo allattamento e poteva ritornare a pranzo (13.30/14.30) e cena (19:30/20.30).

Durante la degenza in stanza ‘comune’ solo i papà potevano entrare e solo agli orari detti, nessun altro aveva accesso al reparto. Ovviamente avevamo l'obbligo della mascherina tutte le volte che entrava un'ostetrica o se andavamo al nido.

Per quanto riguarda il bambino, viene fatto il roaming in quindi viene tenuto sempre in stanza con la mamma e viene prediletto l'allattamento al seno, le ostetriche del nido nel mio caso specifico passavano molto spesso una volta messa nella parte comune per controllare l allattamento.
Il neonatologo visita il bambino ogni mattina e ti consiglia tutte le cose da fare. A 48h dal parto (dopo gli screening obbligatori che vengono fatti al piccolo) siamo stati dimessi.

La pecca più grande in realtà è durante la degenza, perché siamo da sole con i bimbi in camera che, essendo nelle prime 24h di vita, vivono praticamente attaccati alla mamma o puppano sia di notte che di giorno. Senza un aiuto esterno ci si deve arrangiare per fare tutto, anche ad esempio per andare in bagno.



Ringraziamo Federica e Gabriele per la loro disponibilità e capiamo che non deve essere stato facile fisicamente e moralmente stare da sola in reparto, con il bimbo sempre con sé, senza vedere i familiari e con pochi contatti con il personale. Ma le donne, e soprattutto le mamme, hanno una forza infinita!
Auguri a tutte le neo mamme e a chi lo diventerà presto!